Tavolette d'argilla

Le più antiche testimonianze di documenti scritti che ci sono pervenute sono state rinvenute in Mesopotamia, in un'area che fin dai tempi preistorici venne abitata dai Sumeri. Proprio i Sumeri infatti introdussero l'uso delle tavolette d'argilla, che, poi fu appreso e continuato dagli Assiri-Babilonesi. L'uso di questo supporto scrittorio ebbe vita dalla fine del IV millennio a.C. fino al 100 d.C., il suo uso fu dovuto alla naturale ricchezza ed abbondanza di sostanze argillose presenti sul terrirorio dell'Asia Anteriore compreso tra i fiumi Tigri ed Eufrate, questo materiale già utilizzato per la produzione di vasellame ed utensili fu adoperato anche come supporto privilegiato per la scrittura.

L'argilla che veniva utilizzata per la scrittura veniva inizialmente impastata e lavorata in forme e misure differenti a seconda della natura del testo e dell'uso, la forma più popolare era comunque quella di tavolette della misura media di circa 40x25 cm, successivamente la superfice veniva livellata, quindi mantenuta umida cosi da poter ricevere la scrittura che avveniva per incisione con uno stilo appuntito ad un'estremità e piatto dall'altra (la parte piatta serviva a poter effetturare una cancellazione del testo sul supporto umido in modo da livellare di nuovo l'argilla), questo stilo era principalmente di canna, che crescendo naturalmente e in abbondanza in quelle terre era facile da reperire. Dopo la conclusione del testo la tavoletta veniva posta al sole per asciugare in modo da assumere la proprio rigidezza e solidità, a partire dal 1800 a.C. si iniziarono ad usare i forni, quindi la loro asciugatura al sole non era più necessaria, ma subivano un processo di cottura. La scrittura utilizzata su queste tavolette era quella a caratteri cuneiformi ovvero costituita da segni formati con incisioni lineari a forma di cuneo.