Tavolette cerate

A Roma si utilizzava scrivere su papiro, che veniva importato dall'Egitto sin dal III secolo a.C., il supporto veniva immagazzinato negli correa cartaria, sulla costa occidentale del colle Oppio e venduto a prezzi molto alti, infatti il suo uso rimase riservato alla scrittura letteraria e ai documenti di particolare importanza e pregio. Per le scritture comuni e quotidiane si ricorreva ad altri materiali quali le tavolette lignee dealbate (dipinte di bianco) o cerate (rivestite di cera). Queste ultime erano le più diffuse in quanto potevano essere facilmente cancellate e riutilizzate, a seconda della lunghezza del testo, era possibile utilizzare più tavolette, che venivano unite tramite fermagli metallici o lacci in pelle, ed in base al numero di tavolette utilizzate, prendevano il nome di diptychum (due tavolette), triptychum (tre), polyptychum (più di tre). La scrittura avveniva per mezzo di uno stilus appuntito che andava a sgraffiare la cera imprimendo i caratteri.

Alcune tra le tavolette cerate più antiche che ci sono pervenute è un gruppo rinvenuto durante gli scavi di Pompei nel 1875 nella casa di Lucio Cecilio Giocondo, un banchiere ed è composto da 127 tavolette risalenti agli anni 15-62 d.C. ed è conservato al Museo Nazionale di Napoli. L'uso delle tavolette era comune in tutto il territorio dell'impero romano, anche dopo la sua caduta fino al XII secolo.