La pergamena

L'uso di scrivere su pelli animali era già presente nell'antichità ma è solo nel periodo ellenistico che la fabbricazione della pergamena assunse una notevole importanza, specialmente nella città di Pergamo, dove venne perfezionata la tecnica di lavorazione e da cui ne prese il nome il prodotto. Secondo la tradizione riferita da Plinio il Vecchio, sarebbe stata utilizzata attorno al II secolo a.C., in sostituzione del papiro. Pergamo aveva una grande biblioteca che rivaleggiava con la famosa biblioteca di Alessandria. Quando l’Egitto smise di esportare il papiro, a causa della concorrenza culturale fra il sovrano egiziano Tolomeo V Epifane (204-180 a.C.) ed il re di Pergamo Eumene II (196-158 a.C.), Pergamo reagì ricavando la pergamena dalla lavorazione delle pelli.

Gli animali utilizzati per la realizzazione della pergamena erano per lo più vitelli e capre, ma soprattutto pecore (da cui prende il nome anche di cartapecora), prima di poter essere utilizzata la pelle veniva depilata con un apposito rasoio e poi fatta sgrassare in un bagno di acqua di calce, e infine, levigata con una pietra pomice che veniva passata sulle pelli fissate, in tensione, su un telaio, in modo che asciugassero senza rovinarsi. Concluso il processo di asciugatura la pergamena veniva stesa e poi arrotolata intorno ad un'asticella, rispetto al papiro la pergamena risultava più morbida e resistente e veniva scritta sia sul recto che sul verso, poteva anche essere agevolmente riutilizzata raschiando via l'inchiostro con la pietra pomice.

Le pelli d'animale potevano essere reperite molto più facilmente in luoghi diversi, per queste ragioni la pergamena entrò in forte concorrenza con il papiro.