Il papiro

In Egitto nel corso del III millennio a.C. fu introdotto l'uso di scrivere sul papiro, gli egiziani utilizzavano inizialmente diversi supporti scrittori, dal lino che serviva per avvolgere le mummie a tavolette lignee e anche supporti di pietra, ma il papiro divenne rapidamente la materia scrittoria più utilizzata e privilegiata. Il papiro si trovava in gran quantità lungo il fiume Nilo, ad oggi non ci restano testimonianze scritte delle modalità di lavorazione del papiro, ma da alcuni dipinti tombali, dall'analisi dei documenti che ci sono pervenuti, e soprattutto quanto scritto a tale riguardo nella Natualis Historia di Plinio è possibile ricavare utili informazioni.

Gli steli del papiro, legati in fasci, venivano liberati dalla loro infiorescenza e poi tagliati con un coltello o sfilati con un ago, dall'alto verso il basso, in strisce chiamate philyrae, lunghe circa 30 cm. Le phylirae erano quindi disposte in un primo strato (statumen) e per evitare che si formassero interspazi antiestetici tali da rendere il foglio disomogeneo, esse venivano accostate le une alle altre e lievemente sovrapposte, su questo primo strato se ne stendeva un secondo (subtemen), in un senso perpendicolare al precedente. I due strati venivano quindi sottoposti ad una pressa, durante questa operazione veniva liberato il glutine contenuto nelle cellule del midollo, ricche di sostanze mucillaginose (zuccheri) che rendevano possibile l'incollatura sia delle strisce sia dei due strati. Fino a poco tempo fa si è creduto che nella formazione del foglio venisse impiegata una qualche colla esterna, oggi sembra definitivamente accertato che l'incollatura delle strisce e dei due strati avvenisse grazie alle sostanze adesive contenute nella pianta. Il foglio cosi composto e lasciato asciugare al sole e sbiancare il naturale colore del papiro, poi lisciati e lucidati con una pietra o una conchiglia, venivano incollati l'uno accanto all'altro per formare un'unica striscia o rotolo di circa venti pezzi, le estremità di solito erano rinforzate con due ulteriori pezzi di papiro che proteggevano le parti più spesso maneggiate per svolgere e riavvolgere il papiro che di solito era arrotolato intorno ad un'asticella di legno o avorio detta umbilicus.

Gli scribi lavoravano sui rotoli già composti la cui lunghezza poteva variare a seconda delle esigenze, la scrittura utilizzata dagli egizi era di caratteri geroglifici disposti in colonne da destra verso sinistra solo sul lato del rotolo con phylirae disposte orizzontalmente (recto), il lato opposto invece (verso) solitamente non veniva usato. Per scrivere si utilizzava un sottile giunco (iuncus maritimus) lungo circa 16-25 cm e l'inchiostro di carbone nero ottenuto dalla fuliggine raschiata dai recipienti per cucinare, mischiata con una leggera soluzione di gomma ricavata dalle acacie (acacia arabica). Il papiro venne usato soprattutto per documenti governativi, amministrativi e religiosi, ma anche per testi letterari, tra questi ha particolare importanza il cosiddetto Ramesseum, un testo drammatico scritto nel II millennio a.C. per celebrare l'incoronazione di Sesostris I, in cui alla scrittura si alternano vere e proprie scenette raffiguranti il contenuto del testo, l'uso di inchiostri colorati per titoli o iniziali e spesso di vere e proprie illustrazioni denotano una cura particolare per gli aspetti formali del documento.

Il papiro fu conosciuto ed utilizzato anche nel mondo greco e romano ed ebbe un lungo utilizzo nel corso del tempo, infatti è il supporto scrittorio che è stato utilizzato dall'uomo per ben 41 secoli, dal 3000 a.C. all'XI secolo d.C.