La carta

Il merito di aver inventato la carta è attribuito ad un cinese, Ts'ai Lun nell'anno 105 d.C.. I cinesi, dunque primi costruttori della carta, riuscivano a fabbricarla in molti modi, utilizzando degli stracci, della scorza degli alberi, o dai germogli di bambù. La fabbricazione della carta si diffuse, molto lentamente ed il primo paese che ne introdusse l'utilizzo fu il Giappone, dove l'invenzione di Ts'ai Lun giunse nel corso del VI secolo d.C. attraverso la Corea, come veicolo della religione buddista e della cultura cinese, per mezzo di un monaco di nome Dokyo. I giapponesi divennero presto abilissimi fabbricanti di carta, che ottenevano soprattutto dalla parte bianca, lavata, cotta e trasformata in pasta, della corteccia di gelso. Nel 751 d.C. ad Atlah, sul fiume Tala's, in Turkestan, fu combattuta una grande battaglia tra gli arabi, in movimento espansionistico verso Oriente, e gli abitanti della regione, supportati dai Cinesi. Durante questa battaglia fu catturato un cartaio cinese da cui gli arabi impararono il metodo di fabbricazione della carta dagli stracci, che poi diffusero nei territori spagnoli ed italiani intorno al 1000 d.C.. Seppur il suo arrivo in Europa è stato lento, la sua diffusione fu molto rapida.

In Italia si ebbero ben presto numerose cartiere, tra le più famose vi è quella di Fabriano, delle quali si fa parla per la prima volta in documenti fabrianesi del 1283, scritti su una carta di fabbricazione locale che testimonia l'elevatissimo livello tecnico già raggiunto in quel periodo. Cartiere esistevano anche a Prato, ad Amalfi, a Venezia, a Cividale del Friuli e in altri comuni.

Ai cartai italiani spettano non pochi meriti nel processo di perfezionamento della produzione della carta, essi meccanizzarono la molitura, cioè la macerazione, degli stracci, che veniva prima eseguita manualmente, introdussero la collatura dei fogli con gelatina animale, anziché con colle e succhi vegetali e crearono i diversi tipi e formati di carta e, infine, introdussero nella fabbricazione della carta la filigrana.

Nella seconda metà del 1200 furono infatti prodotti in Italia, per la prima volta nel mondo, dei fogli di carta contrassegnati da un ornamento caratteristico, ben visibile soprattutto in trasparenza: la marca d'acqua o filigrana. Il piano delle forme quadrate o rettangolari, che servivano a trasformare in fogli di carta l'impasto ottenuto a partire dalla molitura degli stracci, era costituito da fili metallici tesi (i cinesi e gli arabi usavano invece lamelle di legno o di metallo). I cartai poterono osservare che ogni deformazione di questi fili, accidentale o fatta ad arte veniva fedelmente riprodotta nel foglio finito. Nacquero così, e si diffusero rapidamente in Europa, le filigrane, che servivano da contrassegno del fabbricante o del cliente cui la carta era destinata.

La fabbricazione della carta fu poi estesa anche nel Nuovo Mondo con la scoperta dell'America, ed intorno al 1575 nasce la prima cartiera nel Messico ad opera degli spagnoli ed una seconda in Pennsylvania ad opera degli olandesi.

L'invenzione della stampa a caratteri mobili, verso la fine del 1400, con il conseguente impulso alla diffusione della cultura, contribuì in misura determinante allo sviluppo tecnico e commerciale della fabbricazione della carta e alla ricerca di nuovi mezzi capaci di consentire una produzione più elevata, migliore ed a minor costo.

Fino alla fine del 1600, la molitura degli stracci per la preparazione della pasta da mettere nelle forme venne fatta con batterie di magli, ma le nuove macchine di macerazione a cilindri rotanti muniti di lame metalliche, le ''pile olandesi'', così chiamate, permisero di migliorare la qualità della pasta, di variarne il grado di raffinazione secondo il tipo di carta da fabbricare e, soprattutto, di produrne in breve tempo grandi quantità. Queste macchine entrarono in funzione per la prima volta intorno al 1670 e si diffusero rapidamente negli altri paesi europeo. Ma il più grosso ostacolo alla produzione della carta era rappresentato dalla relativa scarsità degli stracci e cioè della materia prima. Scarsità che è ben documentata da una legge di Parma, nel 1681, con la quale si vietava in modo tassativo l'esportazione e l'uscita dal territorio di stracci o di qualsiasi altro materiale interessante la fabbricazione della carta, solo nel 1884, dopo che da più di un secolo si erano fatti studi sulla possibilità di sfruttare il legno quale materia prima di uso corrente, come avevano già fatto i Cinesi e i Giapponesi nell'antichità, che Friedrich Keller riuscì ad ottenere la carta di una miscela contenente il 60% di segatura ed il 40% di pasta di stracci, questo metodo fu poi perfezionato da Voelter nel 1861. Quasi contemporaneamente era stata isolata dai vegetali la cellulosa (capace di conferire alla carta, più ancora che non la semplice pasta di legno, una robustezza ed un candore notevoli), ed erano stati messi a punto i metodi per produrla industrialmente.

La nuova, larga disponibilità di materia prima portò naturalmente alla ribalta della produzione mondiale i paesi ricchi di foreste e permise finalmente all'industria di sfruttare appieno le grandi possibilità offerte dalla cosiddetta macchina continua per la fabbricazione della carta, che era stata inventata dal francese Louis Robert. Il primo esemplare di questa macchina è del 1799 e produceva, a velocità notevole e con basso costo d'esercizio, un nastro continuo della larghezza di 60 cm.

In Italia ebbe particolare importanza Pietro Miliani, che nel XIX secolo da semplice operaio diventò fondatore delle attuali industrie omonime e capostipite di una famiglia di imprenditori.